Il processo di rimozione dell’amianto in ottica ecosostenibile

L’amianto non viene più usato come componente di elementi architettonici e nei processi produttivi industriali. Consideriamo però che per decenni l’amianto è stato usato per la realizzazione di coperture di ogni genere di strutture. Questa è stata la principale destinazione d’uso di questo materiale pericoloso per l’ambiente e quindi per la salute delle persone.

Sono stati molti altri gli usi dell’amianto, ad esempio come isolante termico, trovando applicazione in tutti i settori industriali, sia nelle infrastrutture che nei sistemi produttivi.

Circa 50 anni fa ci si è cominciaci a porre il problema dell’impatto dell’amianto sull’ambiente e soprattutto sulle persone. Gli studi sull’amianto, hanno poi dimostrato il suo potenziale cancerogeno, e sono state sviluppate tutta una serie di normative.
Normative che ne disciplinano l’uso e sopratutto individuano le modalità di rimozione del materiale, presente in strutture costruite antecedentemente alla entrata in vigore di tali norme. Ne individuano inoltre le modalità di stoccaggio e l’eventuale eliminazione.

Cos’è l’amianto e perché è pericoloso

L’amianto è formato da sottilissime fibre di silicio le cui caratteristiche principali sono la elevata resistenza al fuoco.
Questa qualità del materiale lo ha reso particolarmente adatto alla realizzazione di isolanti termici usati nei più diversi settori, dall’industria dell’auto a l’edilizia.

Ciò che rende pericoloso questo materiale è proprio la sua composizione. Si è dimostrato che le fibre di silicio di cui è composto sono volatili, ossia tendono a separarsi dal corpo del materiale disperdendosi nell’ambiente e contaminandone l’aria. Aria che viene successivamente respirata dalle persone che ne entrano in contatto.

L’inalamento dell’amianto è la principale causa dello sviluppo di malattie come conseguenza alla prolungata esposizione a questo pericoloso materiale.

Una volta che gli studi sull’amianto hanno evidenziato la pericolosità di questo materiala ci si è posti il grande problema di come rimuoverlo dai processi produttivi e da tutte quelle strutture, private e pubbliche che lo integravano.

La rimozione dell’amianto


La rimozione dell’amianto non è stata adottata da subito nei processi di rimozione, stoccaggio e smaltimento. Solo recentemente è stata applicata alle procedure di smaltimento di questo pericoloso materiale.

Oggi, fortunatamente, ci sono imprese specializzate nella rimozione dell’amianto che avviene secondo criteri ben precisi che garantiscono la rimozione in tutta sicurezza per i lavoratori e per l’ambiente. Si dispone di luoghi di stoccaggio e processi di smaltimento moderni assolutamente gestiti con responsabilità e visione eco-sostenibile.

Nello specifico, si attuano le seguenti procedure:

Facendo l’esempio di rimozione di elementi contenenti amianto, come l’eternit, usata ampiamente nelle coperture di strutture a indirizzo industriale, ma non solo; si predispone un sopralluogo per la valutazione dello stato di fatto, o sia, si fa un inventario di tutti gli elementi architettonici che contengono amianto.

Successivamente si attua una procedura che permette di rendere innocuo il materiale. Generalmente vengono usate delle vernici viniliche applicate sulle superfici del materiale al fine di contenere il problema della volatilità delle fibre di silicio.

Una volta reso innocuo il materiale si procede alla esportazione e un primo stoccaggio dentro dei teli a tenuta stagna. Quindi si procede al trasporto nell’area di stoccaggio; nella fase di trasporto devono essere utilizzati dei contenitori industriali adatti come i big bag per l’amianto prodotti da Minini. Questi contenitori sono omologati ONU come previsto dalla normativa ADR e sono perfetti per il trasporto e lo stoccaggio di questo tipo di merci pericolose.

Lo stoccaggio dell’amianto

I centri di stoccaggio dell’amianto per essere tali ed essere conformi alle norme vigenti in materia devono passare per un iter di certificazione. Lo svolgimento del lavoro di stoccaggio è costantemente monitorato dagli enti competenti al fine di verificare che i requisiti del centro siano sempre vigenti.

Lo stoccaggio avviene secondo la seguente procedura:

Ulteriore stabilizzazione dell’amianto con componenti organici o inorganici stabili e non reattivi alla chimica dell’amianto; incapsulamento con materiali a tenuta stagna stabili; processo chimico al fine di una modifica parziale della struttura cristallo/chimica dell’amianto.

Lo stoccaggio e le relative lavorazioni vengono eseguite indoor. Queste lavorazioni stabilizzano l’amianto, così da poter essere successivamente movimentate in sicurezza tramite big bag e trasportate in una discarica dedicata.

Smaltimento dell’amianto in un ottica ecosostenibile

La tendenza moderna è quella di non inviare l’amianto in discariche, ma di processarlo al fine di trasformare totalmente la sua struttura cristallo/chimica. Trasformazione che permette al materiale di essere riutilizzato dall’industria per la produzione di altri componenti.

Le procedure di trasformazione dell’amianto sono le seguenti:

Totale modificazione chimica; modificazione meccanochimica; litificazione; vetrificazione; vetroceramizzazione; mitizzazione pirolitica; produzione di clinker (cemento allo stato grezzo); ceramizzazione.

Queste lavorazioni sull’amianto, variano a seconda della destinazione del nuovo ciclo produttivo che lo prenderà in carico per una ulteriore trasformazione secondo le proprie necessità industriali.

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