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La stampante ad aghi è ancora amata. Ma come funziona?

La stampante è uno di quei dispositivi che non può davvero mancare, sia in ambienti professionali, come uffici e laboratori, sia in ambito casalingo, a disposizione di tutta la famiglia.
Negli ultimi anni, in particolar modo, si è assistito all’avvento di tecnologie moderne che hanno rivoluzionato le tecniche di stampa, rendendo questo dispositivo intelligente e ancor più produttivo; si è andati a creare device in grado di stampare un gran numero di documenti in tempi davvero ridotti, ottimizzando i consumi di inchiostro e la risoluzione di stampa.

Allo stesso modo, sono state sdoganate ad ampio spettro anche quelle che sono le stampanti fotografiche, ideali per chi è in cerca di un dispositivo che non stampi bene soltanto i fogli di testo, ma che sia in grado di adoperare egregiamente anche quelle che sono le stampe di immagini di alta qualità, sia su carta normale, che su carta fotografica.
Tra tutte, in particolare, siamo di fronte alle più recenti stampanti al laser e a quelle a sublimazione di inchiostro, che dominano senza alcun dubbio il mercato dedicato contemporaneo.

Questi dispositivi dotati di tecnologie di ultima generazione, tuttavia, vanno ad affiancarsi ancora oggi a quelli che sono dispositivi dotati invece di sistemi ormai superati da diversi decenni, ma che resistono imperterriti in commercio, rappresentando alternative ancora valide e performanti per tutti coloro che sono in cerca di un buon device.
A questo proposito, l’esempio più lampante è dato proprio dalle stampanti ad aghi.

Le origini delle stampanti ad aghi

Le primissime stampanti ad aghi sono apparse per la prima volta in commercio nel 1970, con un prototipo presentato da Centronics, azienda americana che deve il proprio nome al termine con il quale abitualmente si identificano le porte parallele, ossia le interfacce storicamente adottate in campo informatico proprio per collegare il computer alle stampanti, poi sdoganate per connettere anche altre periferiche, come plotter, scanner, lettori CD-ROM e dischi rigidi.

Il funzionamento

Questa tipologia di stampanti prevede l’utilizzo di una tecnologia piuttosto semplice, che prevede l’impiego di una testina di stampa ricoperta da una serie di aghi metallici allineati tra loro, controllati tramite la trasmissione di impulsi elettromagnetici inviati da driver specifici.
Questi ultimi azionano la testina andando ad imprimere di fatto le punte degli aghi metallici direttamente nell’inchiostro presente sull’apposito nastro, posizionato a sua volta davanti alla carta di stampa.

In questo modo, la pressione di ciascun ago contro il nastro inchiostrato si traduce in un singolo segno sul foglio, andando a comporre a mano a mano quella che è la parte di un testo oppure la porzione di un’immagine, interpretando quindi il segnale inviato dalla centralina elettrica della stampante in quella che è la porzione di pixel corrispondente all’immagine da stampare.

Problemi ed evoluzione delle prime stampanti ad aghi

Il deficit di cui soffrivano le primissime stampanti ad aghi presenti sul mercato negli anni ’70-’80 era legato soprattutto al numero limitato di aghi metallici di cui erano provviste, responsabile di in una stampa poco nitida e per nulla precisa.
Dopo i primi modelli costituiti da 7, 9 e 18 aghi, la vera svolta in termini qualitativi si ebbe infatti soltanto con l’introduzione della famiglia di stampanti LQ prodotta da Epson, che con ben 24 aghi riusciva per la prima volta a esercitare una degna concorrenza alle stampanti tradizionali, offrendo la possibilità di dedicarsi anche alla stampa grafica.
Successivamente, la tecnologia delle matrici ad aghi migliorò ulteriormente, arrivando a contare 36 aghi, realizzati in acciaio oppure in tungsteno sinterizzato.

L’aumento del numero di aghi impiegati dalla matrice di stampa di questi dispositivi, si è tradotto automaticamente anche in un miglioramento di quella che è la risoluzione di stampa, misurata in CPI, ossia nel numero di caratteri che è possibile rintracciare all’interno di un pollice (circa 2,54cm).
Dopo i primi modelli di stampanti ad aghi in grado di effettuare soltanto stampe monocromatiche, potendo intingere gli aghi in un unico nastro impregnato di inchiostro nero, sono poi comparse sul mercato anche stampanti ad aghi più moderne, in grado di stampare anche in CMYK, attingendo da quattro nastri separati, ognuno dell’inchiostro del colore corrispondente.

Le stampanti ad aghi di oggi

Nonostante l’evoluzione tecnologica abbia dato origini a stampanti moderne in grado di ottimizzare il lavoro sia in termini qualitativi che in termini quantitativi, le stampanti ad aghi vengono ancora oggi prodotte su ampia scala, grazie alla continua richiesta da parte di una fetta di pubblico ancora piuttosto numerosa.
Questo dimostra che, per quanto la matrice ad aghi risulti oggigiorno una tecnologia piuttosto antiquata, i dispositivi che prevedono questa tecnica di stampa risultano avere ancora una propria dimensione.
Sono molti infatti i laboratori e gli studi che prediligono l’acquisto di stampanti ad aghi rispetto a dispositivi di altra tipologia e le motivazioni sono le più svariate.
Se ne possedete una, volete mantenerla attiva e funzionante e vi occorre semplicemente un pezzo di ricambio, basta rivolgersi a MrCartridge.

C’è chi predilige la scelta di una stampante ad aghi semplicemente per una questione economica, trovando alcuni modelli di stampanti ad aghi più economici di altri dispositivi, e chi invece acquista questa tecnologia per motivazioni prettamente professionali.
Se infatti le più moderne stampanti al laser hanno ridotto notevolmente sia le tempistiche di stampa che la rumorosità generale, dall’altro lato le stampanti ad aghi risultano essere ancora oggi le uniche in grado di stampare su modulistica a ricalco, per la stampa in contemporanea di più copie di uno stesso documento.

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