Gestione dei rifiuti in Italia: discariche efficaci?

Nelle società moderne, i rifiuti vengono prodotti in quantità enormi, sia da parte delle famiglie ma, soprattutto, da fabbriche e produttori. I rifiuti possono rappresentare sia una risorsa che un pericolo, in base alla loro gestione. Se vengono trattati correttamente attraverso gli impianti di riciclo, si suggerisce di riutilizzarli nel processo produttivo, risparmiando sulle materie prime. Al contrario, se non sono gestiti efficacemente (ad esempio trattenendo quantità troppo alte di rifiuti nelle discariche), i gas nocivi generati possono costituire un pericolo sia per l’ambiente che per la salute dell’uomo.

Per ridurre al minimo questi pericoli, le discariche devono essere efficaci. Sull’argomento, Legambiente, nei due giorni dedicati all’Ecoforum di Roma, presenta il proprio documento sulla situazione attuale della gestione dei rifiuti in Italia.

Com’è fatta una discarica a norma

Le discariche sono luoghi dove vengono depositati o stoccati i rifiuti che vengono fatti, letteralmente, marcire. Nella discarica rientrano tutti i rifiuti che, per qualche motivo, non è stato possibile destinare al riutilizzo (riciclare), come gli indifferenziati, o che provengono dall’attività umana, cioè l’umido.

Quando i rifiuti rimangono a lungo tempo in una discarica, si avvia una serie di processi biochimici che portano alla fermentazione degli stessi, producendo una serie di sostanze nocive sia per l’ambiente che per la salute dell’uomo. Si pensi, ad esempio, ai rifiuti umidi: se per tanto tempo non vengono trattati, crescono dei batteri che si riversano nel percolato prodotto.

Questi liquami confluiscono verso il suolo che potrebbero penetrare facilmente, compromettendo sia il terreno circostante che le falde acquifere nel momento in cui vengono toccate. Al contempo, i rifiuti solidi, quando fermentano, producono dei gas nocivi che si disperdono nell’aria, andando di fatto a inquinare i centri abitati, gas che producono effetti nocivi per la salute delle persone che li inalano.

Pertanto, è un bene che Comuni e Istituzioni siano molto attenti in tema di controlli alle discariche che devono per forza essere a norma, dati tutti i pericoli appena accennati. Innanzitutto, le discariche devono essere in grado di assicurare di poter contenere tutte le sostanze nocive che si creano, essendo progettate in modo da essere impermeabili contro le infiltrazioni dei liquidi nel terreno (e i rifiuti non sono colpiti dalla pioggia, che crea altri problemi).

Inoltre, i gas prodotti sono raccolti in altri luoghi ma, in genere, si tratta solamente di impianti di areazione che disperdono i gas nell’ambiente prima che si accumulino, pertanto sono poco efficaci.

L’importanza del riciclo

I rifiuti nelle discariche sono smaltiti in vari modi. Innanzitutto, ci sono i processi naturali: i residui umidi sono soggetti ai processi di decomposizione che per 30 anni dal conferimento si biodegradano, ma producono altresì i biogas e il percolato inquinante. Oppure, altri rifiuti vengono direttamente sotterrati con l’utilizzo di appositi accessori per escavatori come quelli del produttore di benne bivalve Tecnobenne e si aspetta che le sostanze naturali smaltiscano il rifiuto.

Un’altra metodologia molto utilizzata è quella dell’incenerimento. Molti rifiuti vengono portati dalla discarica presso i termovalorizzatori, cioè dei forni speciali che bruciano i rifiuti ad altissime temperature. Tuttavia, ci sono diversi problemi legati gli inceneritori: innanzitutto, i gas prodotti sono molto nocivi per l’ambiente e contribuiscono non poco al surriscaldamento e all’effetto serra.

In secondo luogo, c’è il problema dei costi e dello spreco di risorse primarie, perché ci vuole molto gas per smaltire i rifiuti. Infine, in Italia molti inceneritori sono stati chiusi, non essendo a norma di legge per quanto riguarda le emissioni, pertanto si aggiungono i costi elevati del trasporto e della logistica.

Riciclare, invece, comporta una lunga serie di vantaggi per la gestione dei rifiuti. In linea generale, i costi del riciclo sono estremamente più bassi rispetto all’utilizzo delle discariche. In questo modo, gli inceneritori non devono essere accesi e i materiali si riusano nel processo produttivo, garantendo ai produttori un costo molto più basso per le materie prime.

Dal punto di vista ambientale, ci sono vari vantaggi. Riutilizzare i materiali limita, da un lato, l’estrazione e l’utilizzo di materie prime non rinnovabili (come i gas e i metalli), e limita lo sfruttamento di quelle rinnovabili (quali il legno). Riduce, infine, l’emissione di gas nocivi nel processo produttivo (dovuti all’estrazione delle materie prime) e limita anche il consumo di acqua per la produzione, combattendo da più fronti l’inquinamento e l’effetto serra.

In ambito di riciclo, si impiegano anche gli impianti di compostaggio: questi utilizzano i rifiuti umidi e organici che vengono mischiati, triturati, miscelati, accumulati e, infine, areati regolarmente. Il processo di compostaggio crea organismi che decompongono i rifiuti e, dopo un lasso di tempo relativamente breve (intorno ai 4 mesi), si ottiene il compost, un prodotto di origine naturale che è bene cercare di utilizzare come concime efficace e a basso prezzo.

Il rapporto di Legambiente

Sull’importanza della gestione delle discariche e dei rifiuti, c’è il rapporto di Legambiente Ecoforum. Il primo punto del documento riguarda il numero di discariche e impianti di riciclo presenti in Italia. Attualmente, ci sono 383 discariche e 1700 impianti di riciclo, in un rapporto di 4:1, per un totale di oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno. In pratica, il numero degli impianti di riciclaggio è troppo basso per sopperire in maniera efficace a tutti i rifiuti che vengono prodotti ogni anno in Italia, motivo per cui gran parte di questi rimane nelle discariche con tutti i problemi che comportano.

Legambiente preme in modo particolare sul bisogno di realizzare nuovi impianti di smaltimento e anche in tempi piuttosto rapidi, visti gli obiettivi imposti dalla Commissione Europea.
Infatti, nel 2015, la Commissione Europea, con il nuovo Pacchetto sull’Economia Circolare, ha imposto che entro il 2030 solo il 10% dei rifiuti prodotti in un Paese deve essere contenuto all’interno delle discariche.

L’Italia è uno dei Paesi più vicini all’obiettivo, tuttavia la situazione è preoccupante, per via della forte disparità territoriale e di leggi ormai obsolete. Si vedono regioni in cui l’innovazione tecnologia in tema è molto alta, come le iniziative in Lombardia, e altre in cui non è nemmeno possibile raccogliere efficacemente i rifiuti. Le regioni maggiormente arretrate si trovano in larga parte al Sud Italia.

Per colmare la disparità delle situazioni e realizzare nuovi impianti di riciclo, servono fondi. L’ordinamento italiano raccoglie fondi tramite l’Ecotassa, che nel 1995 ha stabilito il tetto massimo di 25€/tonnellata di rifiuti, una tariffa agevolata per i comuni che attuano una efficace gestione.

Ad oggi, invece, si nota subito come questa cifra sia ridicola nel 2020, dove i rifiuti prodotti sono molti di più e ci vogliono più fondi. 5 su 21 tra Regioni e Statuti speciali hanno risposto efficacemente, imponendo una misura diversificata dell’Ecotassa sulla base della produzione di rifiuti pro-capite, in modo tale da raccogliere più fondi per poter disporre misure più efficienti per la gestione dei rifiuti.

In sintesi, l’Ecotassa è ciò su cui bisogna puntare per colmare le disparità all’interno del Paese e disincentivare l’utilizzo delle discariche, in modo da raggiungere gli obiettivi imposti dalla Commissione Europea.

La gestione dei rifiuti, per quanto sulla carta sia buona, ha bisogno ancora di netti miglioramenti per mettersi al pari di altre realtà europee e alleggerire il peso del lavoro alle discariche, ricordando inoltre che la situazione attuale produce costi troppo onerosi dove si potrebbe risparmiare facilmente, e nuoce gravemente all’ambiente e alla salute dell’uomo.

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